Come avere un matrimonio senza fregature

2022-08-27 01:23:34 By : Mr. Lewis Wei

Le precauzioni da adottare quando si firma un contratto per i servizi del ricevimento: dalle portate ai fiori o alla musica. Che fare in caso di disdetta.

Chi è sposato già da qualche tempo sa che il vero successo di un matrimonio si costruisce dal giorno dopo le nozze e non da quello in cui gli entusiasmi e le emozioni si accumulano davanti all’altare o nella sala consiliare di un Comune, in mezzo a parenti ed amici, tra festeggiamenti, confetti e «W gli sposi». Inutile negare, però, che tutti vogliono – e a ragione – che quella giornata sia perfetta, che resti un ricordo indimenticabile, che gli ospiti siano a loro agio, che il servizio sia impeccabile. Molto spesso è così ma non mancano le feste nuziali in cui la qualità del cibo non era quella garantita, i fiori non erano freschissimi, il cantante era stonato oppure metteva la musica troppo alta e ha dato più fastidio che compagnia, ecc. Come avere un matrimonio senza fregature? E come contestarle, nel caso in cui se ne avesse qualcuna?

Sicuramente ci sono due fattori che, se tenuti in dovuta considerazione, possono aiutare ad organizzare al meglio quello che, in teoria, dovrebbe essere «il giorno più bello». Uno è il tempo, nel senso dell’anticipo con cui si prepara ogni dettaglio. L’altro, la lucidità: non farsi prendere dall’ansia, anche quando la data si avvicina sempre di più e sembra che resteranno dei nodi da sciogliere. Qualche suggerimento su come avere un matrimonio senza fregature arriva dall’Unione nazionale dei consumatori. Vediamoli.

Per chi opta per il matrimonio religioso, scegliere la chiesa non è un problema: di norma, la cerimonia si tiene nella parrocchia della sposa, anche se è possibile celebrare le nozze altrove chiedendo l’autorizzazione al parroco. Maggiore attenzione ci vuole, invece, per quanto riguarda il luogo del ricevimento, cioè la cosiddetta «location», che si tratti di una villa o di un tradizionale ristorante, in cui si terranno il banchetto e la festa.

Le possibilità sono due: affidarsi ad un unico gestore che organizzerà i vari servizi (affitto del locale, catering, musica, fiori, ecc.) oppure contattare separatamente i fornitori.

Se il contratto verrà firmato per la sola location, l’accordo dovrà contenere:

Meglio l’acconto o la caparra? La caparra ha un doppio vantaggio. È vero che se c’è la disdetta quei soldi non tornano indietro. Ma è altrettanto vero che la struttura non potrà pretendere altri importi. Inoltre, nel caso in cui sia il proprietario del luogo a disdire, gi sposi avranno diritto ad avere il doppio della somma versata. Meglio, comunque, mettere le cose nero su bianco su un bel contratto con tutte le condizioni.

Se invece la location si occupa anche del banqueting (quindi del cibo per gli invitati e dell’allestimento), per avere un matrimonio senza fregature il contratto deve riportare i dettagli su tutti i servizi che verranno offerti durante il ricevimento, e quindi:

La maggior parte del successo o del fallimento di una festa di matrimonio ricade sul cibo. La prima cosa che si dice il giorno dopo, infatti è «ho mangiato bene» oppure «ho mangiato male». Anche se c’è sempre spazio per un «niente di che». Se viene rispettata la volontà espressa dagli sposi a momento di decidere il menù, la responsabilità sarà loro. Ma se è stata decisa una cosa e poi ci si trova sul piatto un’altra, oppure la qualità lascia a desiderare, iniziano i problemi.

Per evitare sorprese, può essere utile chiedere un preventivo scritto con tutti i dettagli. Occorre tenere conto, infatti, che il banchetto nuziale è concordato e non alla carta e che questo presuppone il mancato obbligo di indicare quali sono gli ingredienti delle varie pietanze e quali sono i prodotti congelati che vengono utilizzati.

Che si tratti del menù servito al tavolo o di un catering a buffet, se il menù non è stato concordato non sarà possibile protestare nel caso in cui ci siano delle mancanze rispetto alle aspettative. Nel preventivo andrebbero indicati anche eventuali menù speciali per chi ha particolari allergie alimentari oppure non mangia alcuni alimenti (sono sempre più diffuse le richieste di piatti vegetariani o vegani), così come è meglio prevedere dei piatti riservati ai bambini, con un costo inferiore rispetto al menù tradizionale.

Per quanto riguarda le porzioni è bene sapere che solo se si concorda preventivamente e per iscritto una quantità minima da servire ci si potrà rivalere sul fornitore se il giorno delle nozze i piatti si riveleranno più scarsi del previsto. I ristoranti infatti sono esercizi di somministrazione (e non negozi che devono vendere a peso) quindi non sono obbligati per legge a servire delle giuste porzioni «standard». Per capirci, e facendo un esempio estremamente banale: se concordo per iscritto di servire almeno due pezzi di arrosto e cinque patate a ciascun invitato, non va bene se sul piatto finiscono due pezzi di carne e due patate o un solo pezzo di arrosto e sei patate.

Meglio prevedere per iscritto anche la possibilità che il numero degli invitati sia effettivamente inferiore a quello previsto, per evitare di pagare per tutti gli assenti.

Il Codice del consumo non disciplina la prenotazione, quindi in caso di disdetta interviene il Codice Civile. Se il ristorante o il responsabile della location chiede una caparra secondo gli usi e consuetudini non dovrebbe essere superiore al 25%. Se si tratta di una caparra penitenziale (è bene precisarlo nella ricevuta), chi acquisisce la somma non può pretendere nulla di più. Se, invece, la caparra è confirmatoria o se non viene versato alcun acconto, il ristorante può persino agire per il risarcimento del danno (oltre a tenersi la caparra), ma deve provarlo, ad esempio dimostrando di avere sostenuto già delle spese o di avere rifiutato per la stessa data un’altra prenotazione che sarebbe andata a buon porto.

Attenzione: il contratto non può prevedere una penale solo a carico degli sposi, pena la nullità. È necessario per legge stabilire che se è il gestore a disdire la data gli sposi avranno diritto al doppio della caparra versata e a non pagare alcunché.

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